La mostra Genius Loci a Pavia

Il Broletto di Pavia nel settore dedicato alle mostre di arte contemporanea ospita una particolare esposizione, tra moderno e antico, ideata dal Settore Cultura, Istruzione e Politiche Giovanili del Comune di Pavia, Genius Loci.

Arte Luoghi Sinfonie che, fino al 10 settembre, in questo splendido palazzo, parte della storia pavese e lombarda, cuore della città, racconta un volto inedito degli artisti italiani del nuovo millennio.

E’ stato il curatore Christian Marinotti a ideare Genius loci, come un progetto espositivo che sarà molto articolato nel tempo e diffuso in differenti siti storici della città di Pavia, come appunto le sale di Palazzo Broletto dalla fine del mese di luglio fino agli inizi di settembre, con una mostra dello scultore toscano Stefano Di Giusto.

Poiché le mostre di questo itinerario espositivo sono d’arte contemporanea e saranno ospitate in luoghi storici della città, Genius loci è un omaggio al lungo rapporto fra tradizione e modernità, dove il nuovo si unisce all’antico e da questa sovrapposizione e al tempo stesso osmosi d’ingegno, memoria e invenzione, nasce una nuova visione della cultura.

Questa relazione ha come cuore il patrimonio artistico e monumentale della penisola, frutto di una storia antichissima, oggi l’esempio più emblematico, come dimostrano queste sculture contemporanee della mostra, un lungo dialogo e confronto con la Storia dell’arte in omaggio al processo creativo dell’uomo nel tempo, che non conosce sosta né prevede interruzioni.

Il legame con la tradizione Stefano Di Giusto lo evoca partendo dai richiami alla classicità antica e rinascimentale, con varie statue e busti, simbolo di una sua gipsoteca ideale, sino ai ricordi di cultura artistica moderna, novecentista, come nell’uomo ripiegato in un’evidente Stato d’agitazione.

Ma l’elemento nuovo dell’artista sono i suoi visi in vaso, che Di Giusto pianta in cocci, come se la natura si prendesse vendetta del genere umano che l’ha brutalizzata sin dalla preistoria.

Sono una serie di volti silenti, rassegnati, prigionieri della propria ignavia al contrario dell’immensità del creato, di cui l’uomo non vede l’armonia, oppure sono deformati in un urlo esasperato di protesta, di lamento, di rabbia, di disperazione, sempre esagerati, grotteschi, per sottolineare il paradosso della condizione umana.

Riccardo Reina

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