Nuto Revelli, scrivere per raccontare la vita dei semplici

Nuto Revelli, scrivere per raccontare la vita dei semplici

Lo scrittore che raccontò la campagna del Piemonte di un tempo…

Benvenuto, detto Nuto, Revelli nacque a Cuneo il 21 luglio 1919 e, conseguito il diploma di geometra, nel settembre 1939 venne ammesso alla Regia Accademia di fanteria e cavalleria di Modena.

Il 21 luglio 1942, con i gradi di sottotenente, partì per il fronte russo dalla stazione di Collegno con la tradotta della 46ª Compagnia del Battaglione Tirano, 5° Reggimento Alpini della Divisione Tridentina.
Sopravvissuto alla drammatica esperienza della guerra nelle retrovie, al ritorno a Cuneo Revelli decise di lottare contro i tedeschi e fu uno dei primi organizzatori del movimento partigiano nel cuneese.

Nell’agosto del 1944 riuscì a bloccare, in una settimana di scontri durissimi, i granatieri della 90ª Divisione corazzata tedesca che puntava al valico del Colle della Maddalena, agevolando così lo sbarco degli Alleati nel sud della Francia.

Revelli nel 1945 sposò la fidanzata Anna, conosciuta prima della guerra, e nel 1947 nacque il figlio Marco, oggi professore universitario di Scienza della Politica.

Dalle esperienze della guerra fascista e della lotta partigiana e dall’interesse per la storia vista dal basso, Revelli trasse ispirazione per i suoi libri, Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (1946), La guerra dei poveri (1962), La strada del Davai (1966), testimonianze di quaranta alpini sulla guerra e la prigionia in Russia, libro-inchiesta che troverà la sua evoluzione in L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale (1971).

In un secondo momento, Revelli focalizzò il suo interesse sul mondo contadino, dando voce ai suoi protagonisti in Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985) che richiesero, rispettivamente, sette e sei anni di lavoro tra la paziente raccolta di testimonianze, la scrupolosa trascrizione e la suddivisione del materiale selezionato nelle sezioni: Pianura, Collina, Montagna e Langhe.

Il disperso di Marburg (1994), costruito come un romanzo, è l’indagine intorno alla figura di un giovane tedesco buono catturato dai partigiani, mentre Il prete giusto (1998) è l’indimenticabile ritratto di don Viale, un prete che, dopo aver salvato tante vite ed essere stato riconosciuto Giusto da Israele, fu escluso e sospeso a divinis dalle gerarchie ecclesiastiche.

L’ultimo libro di Revelli, Le due guerre (2003), rilegge i 25 anni che vanno dall’ascesa del Fascismo alla Liberazione dal punto di vista di chi li ha vissuti.

Nel discorso Sull’ignoranza, pronunciato in occasione della laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione conferitagli nel 1999 dall’Università di Torino, lo scrittore disse “Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta”.

Nuto Revelli morì nella sua Cuneo il 5 febbraio 2004.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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