Ugo Mulas, una vita per la fotografia

Ugo Mulas, una vita per la fotografia

Il fotografo che fece conoscere l’arte italiana nel secondo Novecento…

Ugo Mulas nacque il 28 agosto 1928 a Pozzolengo nel Bresciano e nel 1948 si stabilì a Milano per studiare alla Facoltà di Giurisprudenza, cominciando contemporaneamente a frequentare l’ambiente dell’Accademia di Brera, dove entrò in contatto con gli artisti e gli intellettuali che si ritrovavano al Bar Jamaica.

Affascinato dal mondo dell’arte, Mulas approdò alla fotografia quasi per caso, con una formazione completamente autodidatta, per dare una testimonianza critica della società nella quale egli vive; la società del dopoguerra.

La sua sensibilità tra il 1953 e il 1954 lo portò a fotografare le periferie milanesi, la Stazione Centrale e gli amici del Bar Jamaica.

Molto significativo fu l’incontro in questi anni con Mario Dondero con il quale realizzò il suo primo reportages, pubblicato su Le Ore, alla Biennale di Venezia del 1954, oltre alla nascita delle collaborazioni con le testate Settimo Giorno e Illustrazione Italiana.

In questi anni il fotografo si guadagnò da vivere realizzando fotografie per la pubblicità e per la moda, come nel caso della collaborazione con la rivista Novità e con la stilista Mila Schön.

Nel 1958, al Jamaica, Mulas conobbe Antonia Buongiorno, che divenne non solo sua moglie ma anche la sua socia, affiancandolo nella gestione di uno studio fotografico professionale.
Tra il 1956 e il 1957 Ugo collaborò con la Rivista Pirelli e con la rivista Domus per la quale realizzò dei meravigliosi servizi di architettura.

Mulas maturò in questo periodo il progetto di un reportage dedicato alla scena artistica italiana e internazionale, con la mostra Sculture nella città, che nell’estate del 1962 richiamò cinquanta artisti italiani e non solo nella città di Spoleto.

In questa occasione il fotografo conobbe molti artisti tra i quali Pietro Consagra, Alexander Calder e David Smith.

Con Smith, Mulas realizzò il suo primo libro sulla scultura (1964) e anche dall’incontro con Calder nacque un libro (1971) sulle case dell’artista americano a Sachè in Francia e a Roxbury in America.

Appartengono a questo periodo gli scatti dei paesaggi liguri, poi utilizzati per le poesie di Montale della raccolta Ossi di seppia.

L’estate del 1964 fu significativa per Mulas, poiché divenne amico del critico Alan Solomon e del mercante d’arte Leo Castelli, che lo introdussero nel panorama artistico americano durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti.

Nel 1967 il fotografo pubblicò il volume New York: arte e persone e nel 1969 fece il reportage dell’evento Campo Urbano, tenutosi a Como.

Ma nel 1970 Mulas dovette ridurre la sua attività di fotografo poiché gravemente ammalato e decise di concentrarsi sulla serie Le Verifiche, che fu una riflessione sul lavoro svolto in vent’anni di attività, visto attraverso una rilettura della storia della fotografia.

Ugo Mulas morì a Milano il 2 marzo 1973.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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