Walter Bonatti, una vita per la montagna

Walter Bonatti, una vita per la montagna

Un uomo che andò oltre il limite, sempre verso la vetta più alta…

Walter Bonatti nacque il 22 giugno 1930 a Bergamo e, dopo aver preso parte come ginnasta alle gare della Forti e Liberi, società monzese, a soli diciotto anni compì le prime scalate sulle Prealpi lombarde.

In quegli anni lavorava come operaio siderurgico alla Falck di Sesto San Giovanni, dedicandosi alla montagna solo la domenica, dopo aver svolto il turno di notte del sabato e nel 1949 coprì, tra l’altro, la via di Cassin sulla parete nord delle Grandes Jorasses, e la via di Vitale Bramane ed Ettore Castiglioni sul Pizzo Badile, poi cercò di aprire la parete est del Grand Capucin, nel gruppo del Monte Bianco, fallita due volte a causa delle condizioni climatiche.

Walter nel 1951 scalò la parete di granito rosso del Capucin e, per la prima volta, aprì una via sui monti.

Dopo aver scalato l’Aiguille Noire de Peuterey con Roberto Bignami, Bonatti fu richiamato alle armi e, dopo una prima collocazione presso la Scuola Motorizzazione della Cecchignola, fu assegnato al 6° Reggimento Alpini.

Più tardi, lo scalatore lombardo compì la prima invernale, con Carlo Mauri, della parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, arrivò sulla vetta del Cervino e, nei mesi successivi, compì altre due prime ascese, sul Picco Luigi Amedeo e sul Torrione di Zocca in Val Masino poi, poco prima di ottenere il brevetto di guida alpina nel 1954, scalò il canalone nord del Colle del Peuterey sul Monte Bianco.

Bonatti partecipò poi alla spedizione italiana di Ardito Desio, Lino Lacedelli e Achille Compagnoni sul K2, che per lui fu una delusione a causa dell’atteggiamento tenuto dai suoi compagni di viaggio, passando con la guida Amir Mahdi una notte all’addiaccio, con temperature fino a cinquanta gradi sotto zero, senza sacco a pelo o tenda.

Il bergamasco, in particolare, fu colpito dall’atteggiamento di Desio, il capo spedizione, che in seguito non volle mai approfondire le motivazioni dell’accaduto.

Nel 1955, Bonatti scalò il pilastro sud-ovest del Petit Dru (Monte Bianco) in solitaria, rimanendo per sei giorni su una delle pareti più difficili del pianeta, liscia, liscissima, totalmente di granito, in un’impresa incredibile che nessuno fu più capace di ripetere.

L’anno successivo tentò l’ascensione invernale della Via della Poire con l’amico Silvano Gheser ma, sorpresi da una tempesta, i due furono salvati dalle guide alpine Sergio Viotto, Gigi Panei, Albino Pennard e Cesare Gex, al Rifugio Gonella.

Stabilitosi a Coumayeur, in Valle d’Aosta, dopo le disavventure con Gheser, Bonatti decise di scalare la parete nord del Grand Pilier d’Angle, l’ultima vergine del Monte Bianco e lo fece per tre volte nel giro di pochi anni.

Nel frattempo, nel 1958 si recò in Argentina, per prendere parte a una spedizione in Patagonia organizzata da Folco Doro Altan allo scopo di arrivare in cima al Cerro Torre, ancora inviolata, poi si diresse nel Karakorum, regione himalayana, per una spedizione guidata da Riccardo Cassin e il 6 agosto del 1958 raggiunse la cima Gasherbrum IV, senza bombole di ossigeno, con Carlo Mauri.

Dopo aver effettuato scalate in Italia, Francia e Perù, nel 1961 lo scalatore bergamasco decise di giungere in cima al Pilone Centrale del Freney, ma una tormenta di neve lo bloccò a meno di cento metri dal termine, e quattro suoi compagni di cordata trovarono la morte.

Nell’agosto del 1964, invece, per la prima volta scalò la parete nord della Punta Whymper, una delle Grandes Jorasses e concluse la carriera sulle Alpi aprendo una via in solitaria invernale in soli cinque giorni sulla parete nord del Cervino, e per questo ricevette dalla Presidenza della Repubblica una Medaglia d’Oro.

Ritiratosi dall’alpinismo, Bonatti si dedicò all’esplorazione e al giornalismo, viaggiando in Africa ed entrando in contatto, sull’Alto Orinoco, con gli indigeni dei waikas yanoami.

Quindi, alla fine degli anni Sessanta, si recò nell’isola di Sumatra, per studiare da vicino il comportamento della tigre, cui seguirono le Marchesi, comprovando la veridicità dei racconti di Hermann Melville sulla giungla locale.

Dopo essere arrivato a Capo Horn e in Australia, negli anni Settanta viaggiò in Africa, tra lo Zaire e il Congo, prima di recarsi tra i Dani in Nuova Guinea e in Antartide, dove ebbe la possibilità di esplorare le Valli Secche.

Dopo aver visitato le sorgenti del Rio delle Amazzoni, Bonatti nel 1981 conobbe a Roma l’attrice Rossana Podestà, con cui visse a Dubino, in Valtellina.

Walter Bonatti morì a Roma il 13 settembre 2011 all’età di 81 anni ed è sepolto nel cimitero di Porto Venere.

Paola Montonati

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