La basilica di Sant’Antonio a Padova

La basilica di Sant’Antonio a Padova

Il 13 giugno cade la memoria del protettore di Padova, Sant’Antonio, e di una della chiese più belle del Veneto…

La Basilica di Sant’Antonio, è il centro religioso più importante di Padova, ed è la meta di migliaia di pellegrini che ogni anno, in particolare il 13 giugno, festa del Santo, sono presenti alla famosa processione.

I lavori del complesso cominciarono nel 1232 per custodire la tomba di Antonio, morto a Padova nel 1231, nel luogo dove già dal 1110 esisteva una chiesa dedicata a Maria poi inglobata nella Basilica come Cappella della Madonna Mora.

Nel 1229, accanto alla chiesetta, era stato eretto il convento dei frati,  fondato probabilmente dallo stesso Antonio.

La costruzione presenta nella sua struttura una fusione di stili, con elementi romanici nella facciata a campana, gotici con le sette cappelle, bizantini nelle otto cupole rivestite in piombo e moreschi nei due campanili sottili e slanciati.

Il tempio fu subito oggetto di attenzioni da parte del Comune di Padova che chiamò i più noti artisti per decorarlo, a partire da Giotto che lavorò per il Capitolo dei Frati, nell’omonimo chiostro.

La lunetta del portale maggiore dove Andrea Mantegna raffigurò i santi Antonio e Bernardino da Siena, oggi conservata al Museo Antoniano, è sostituita da una copia di Nicola Locoff, mentre le tre porte in bronzo sono state realizzate dall’architetto Camillo Boito nel 1895.

L’interno è a croce latina e a tre navate che si uniscono in semicerchio dietro la tribuna, dove si aprono nove cappelle radiali.

Da vedere sono i monumenti funebri di medici, guerrieri, prelati, letterati e a  Michele Sanmicheli si devono il Monumento al cardinale Pietro Bembo nel secondo pilastro a destra, e quello in onore del nobile veneziano Alessandro Contarini.

La prima cappella a destra, dove riposa il Gattamelata, fu edificata in stile gotico nel 1458 su richiesta della moglie per accogliere la tomba del grande condottiero.

Superata la Cappella del Crocifisso o del Sacrocuore si nota la Cappella di  San Giacomo o di San Felice che rappresenta uno esempio di arte gotica veneziana, realizzata nel 1372 dal capitano dei carraresi Bonifacio dei Lupi di Soragna e affrescata da Altichiero da Zevio tra il 1374 e il 1378, con interventi di Jacopo d’Avanzo.

Sopra la cappella c’è l’organo tardo ottocentesco,  che conta ben 4189 canne.

Al di là della sagrestia,  con armadio quattrocentesco, si arriva alla trecentesca Sala del Capitolo ospita un frammento di Crocifissione attribuita a Giotto, con affreschi della sua bottega.

L’altare maggiore è preceduto da una balaustra in marmo rosso con le statue della Fede, Carità, Temperanza e Speranza di Tiziano Aspetti del 1593 e dodici bassorilievi in bronzo che rappresentano scene dell’Antico Testamento di Andrea Briosco e Bartolomeo Beliamo.

L’altare maggiore, al centro di un’abside circondata da un deambulatorio che porta alla Cappella del Tesoro, è uno dei monumenti più prestigiosi della Basilica, ideato tra il 1443 e il 1450 da Donatello che fu anche autore delle sculture in bronzo dorato che adornano l’altare.

Nel 1591 i bronzi furono smontati, ma nel 1895 vennero recuperati grazie al restauro di Camillo Boito.

Un grande Crocifisso sovrasta la Madonna col Bimbo seduta in trono, circondata dalle statue dei protettori di Padova, Giustina, Antonio, Daniele e Prosdocimo, e dai Santi Ludovico e Francesco.
Di Donatello è anche, dietro l’altare, la Deposizione in pietra, mentre il candelabro, con figurazioni sacre e allegoriche a sinistra,  è di Andrea Briosco, autore di due tra i bassorilievi biblici bronzei alle pareti.

Il deambulatorio si apre sulla serie di cappelle, di cui la maggiore ospita il Tesoro, eretta in stile barocco alla fine del seicento su disegno del genovese Filippo Parodi, allievo di Bernini, dove sono custodite le numerose reliquie del Santuario; tra le più venerate la lingua incorrotta del Santo in un preziosissimo reliquiario del fiorentino Giuliano di Giovanni e il mento in un grande reliquiario di ignoto artista padovano, oltre al sasso che servì al Santo da guanciale all’Arcella, le navicelle rinascimentali per l’incenso e le casse lignee che avevano contenuto i resti del santo.

Dalla Cappella della Madonna Mora, parte della preesistente chiesa di Santa Maria Mater Domini donata a Sant’Antonio nel 1229, si arriva alla Cappella del beato Luca Belludi , discepolo del Santo, le cui spoglie riposano nell’urna della parete, decorata dall’ultimo ciclo di affreschi eseguito da Giusto de’ Menabuoi con storie dei Santi Filippo e Giacomo.

Paola Montonati

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