I Pesci, verso la primavera

I Pesci, verso la primavera

Il segno che chiude l’inverno, visibile dal 20 febbraio al 20 marzo, è quello dei Pesci, che pone fine a un ciclo e ne riapre un altro, poichè la stagione tra fine febbraio e inizio marzo vede le giornate allungarsi, il Sole comincia a scaldare un po’ di più, la primavera si avvicina, ma ancora il freddo dell’inverno si fa sentire.

Simbolicamente è la stagione dove la natura è in una fase di risveglio, un passaggio che annuncia la nascita e lo sviluppo del germoglio primaverile.

Il mito collegato al segno dei Pesci riprende la vicenda di Tifone, scatenato da Gea, dea della Terra e madre dei Titani, per vendicare i figli sconfitti nella Titanomachia e sprofondati da Zeus nel Tartaro.

Tifone, giunto sull’Olimpo, costrinse gli dei, che si tramutarono ciascuno in un diverso animale, a fuggire; Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, gettandosi nell’Eufrate con figlio Eros, scelse di tramutare se stessa e il figlio in due pesci legati l’uno all’altro da un lungo nastro.

Ma la costellazione dei Pesci è legata anche ai miti  di Oannes e gli altri apkallu, i Sette Sapienti che nella cultura babilonese vissero prima del Diluvio Universale e insegnarono agli uomini le arti e la scienza, per metà umani e per metà pesci.

Inoltre il dio Dagon, di origine cananea e in seguito adottato dal pantheon fenicio, aveva una coda di Pesce su un corpo di uomo.

Nella mitologia indù, il primo avatar di Visnu fu proprio un pesce, Matsya che, grato al re Manu che l’aveva salvato, lo avvertì di costruire un’arca e gli permise di salvarsi da un diluvio catastrofico che avrebbe distrutto ogni cosa sulla terra.

In seguito Matsya lottò contro un mostro marino per recuperare dal fondo dell’oceano i quattro Veda che erano andati perduti nel diluvio, e li riconsegnò a Manu stesso e ancora una volta il suo aspetto è per metà umano e per metà pesce.

È curioso il caso dei due pesci della mitologia egizia, Ant e Abtu, considerati divinità incaricate di guidare il tragitto del Sole uno precedendo la barca su cui viaggiava, l’altro seguendola.

Ma in ambito ellenico, altri miti sono associati al segno dei Pesci, o per lo meno ne colgono alcune delle simbologie e delle caratteristiche, e sono connotati da toni tragici.

Ad esempio Anfitrite, una ninfa marina, corteggiata da Poseidone stesso: non volendone sapere di sposarsi, si nascose il più lontano possibile dal dio dei mari, oltre le Colonne d’Ercole, dove il titano Atlante reggeva il mondo.

Poseidone incaricò due delfini di trovarla e di ricondurla a lui, convincendola a sposarlo e per il successo da loro ottenuto nell’impresa, li immortalò nella costellazione dei Pesci.

Un’altra donna restia a diventare moglie e madre è Atargatis, o Derceto, dea siriana della fertilità che rimase incinta e per la vergogna abbandonò la figlia nel deserto e tentò di buttarsi in mare dall’alto di una rupe ma Poseidone la trasformò in sirena.

Infine ricordiamo il mito di Cassiopea, moglie del re di Etiopia Cefeo, che si vantava di essere la più bella delle Nereidi, le ninfe marine, e di Venere stessa e per punire la sua superbia, Poseidone mandò un’inondazione e un mostro marino, Ceto, a distruggere il suo regno.

Per placarne l’ira fu chiesta in sacrificio la figlia di Cassiopea, Andromeda, incatenata a una scogliera, fu Perseo l’eroe che salvò la giovane, liberandola dalle catene.

Riccardo Reina

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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