La dolce morbidezza delle rotoballe

La dolce morbidezza delle rotoballe

In autunno i campi sono punteggiati dalle rotoballe di fieno, grandi e piccole, rettangolari o rotonde, ma qual è la loro storia?

Il fieno é da sempre utilizzato come mangime per caprini, equini, ovini e bovini, ma anche i piccoli roditori come conigli lo annoverano come parte della loro dieta.

La produzione e la raccolta del fieno, nota come fare fieno o fienagione, avvengono ogni anno durante la stagione di massima crescita dell’erba, ovvero durante la primavera e l’inizio dell’estate, quando l’erba giunta a maturazione viene tagliata e lasciata asciugare ed essiccare al sole, poi il fieno può essere rastrellato in file per essere infine trasformato in rotoballe.

Le rotoballe, che agli occhi appaiono come delle sculture naturali, sono in seguito usate come alimento per gli animali da allevamento quando non ci sono abbastanza pascoli a disposizione a causa delle condizioni climatiche avverse, come in inverno, ma anche in quelle aree geografiche a coltivazione agricola intensiva, che non lasciano spazio al pascolo per gli animali.

E il motivo per cui tra l’estate e l’autunno questi strani assemblamenti di fieno sono abbandonati al sole, é legato al fatto che si deve attende il completamento del processo di essiccazione necessario prima che possano essere trasportate in un deposito.

Non è un caso che molti celebri pittori, come Monet e Van Gogh, abbiano deciso di trasformare questi giganti naturali nei loro dipinti, dedicandogli addirittura degli studi sul tema, simbolo della loro percezione magica, artistica ed evocativa.

I mucchi di fieno o I covoni (Les Meules), una serie di 25 quadri dipinti dall’impressionista Monet, ha per oggetto principale dei covoni di fieno che si trovavano in un campo proprio vicino alla casa dell’artista a Giverny.

Monet fece di queste spirali di fieno il soggetto del suo studio pittorico, osservandoli e imprimendoli in diversi momenti del giorno e dell’anno, per rappresentare il soggetto con innumerevoli e differenti effetti di luce, attraverso il cambio di stagione, di prospettiva e di condizioni meteorologiche.

Già il predecessore di Monet, il pittore Millet, a sua volta, aveva fatto dei covoni la cornice alle sue Spigolatrici e il paesaggio che abbraccia un gregge di pecore in Covoni: Autunno.

Invece Van Gogh, nel suo Mezzogiorno – Riposo dal lavoro, raffigurò una scena toccante, dove due contadini, stremati dal duro lavoro, riposano su dei covoni, a destra dei due lavoratori le scarpe abbandonate dell’uomo e un paio di falcetti, strumenti del loro lavoro, mentre il vento accarezza l’erba e i vestiti dei protagonisti.

Paola Montonati

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