Pearl S. Buck, dalla Cina al Pulizer e poi al Nobel

Pearl S. Buck,  dalla Cina al Pulizer e poi al Nobel

Scrittrice, giornalista e insegnante, Pearl Sydenstricker Buck fu la narratrice di una Cina che stava per scomparire…

Nata a Hillsboro il 26 giugno 1892, Pearl, a soli tre mesi, si trasferì in Cina con i genitori, Absalom Sydenstricker e Carie, missionari della Chiesa Presbiteriana.

La scrittrice passò la sua giovinezza a Ching Kiang, nella regione dello Jiangsu, sul fiume Yangtze, dove la famiglia non viveva all’interno dell’insediamento straniero, ma nella città cinese.

Pearl fu educata da una tata del luogo, che le raccontava storie e leggende del suo popolo, e considerò sempre il cinese come la sua lingua madre.

Nel 1900, a causa dell’odio xenofobo, la famiglia si spostò a Shanghai e un anno dopo si trasferì in America, per poi tornare nell’autunno del 1920, insediandosi a Zhenjiang, dove l’educazione di Pearl fu affidata a un maestro locale, che le insegnò calligrafia e le fece studiare i più importanti testi classici cinesi.

All’età di diciotto anni la scrittrice ritornò negli Stati Uniti, dove studiò, fino alla laurea in letteratura inglese, a Lynchburg in Virginia.

Nel 1917 Pearl si sposò con John Lossing Buck, un professore di economia agraria, poi tornò in Cina, dove insegnò letteratura all’Università di Nanchino fino al 1927, quando venne costretta ad abbandonare il paese a causa delle ritorsioni verso gli stranieri e a trovare rifugio in Giappone.

La scrittrice nel 1931 divorziò dal marito e sposò Richard J.Wash, il suo editore, e pubblicò La buona terra, il suo romanzo più famoso, che le valse il premio Pulitzer e la medaglia di riconoscimento dall’American Academy of Arts and Letters.

In dieci anni Pearl divenne celebre negli Stati Uniti e nel mondo, anche grazie all’immenso successo commerciale dei suoi libri e non esitò ad attaccare l’ipocrisia degli Stati Uniti, incapace di mettere in pratica proprio i principi democratici su cui basava la propria identità politica.

I suoi articoli, pubblicati sulle pagine autorevoli del New York Times, o su riviste a grande diffusione come Vanity Fair, le videro sempre più convinta della centralità della letteratura come strumento di azione politica.

Nel 1938 la scrittrice vinse il premio Nobel per la Letteratura e, in occasione del viaggio a Stoccolma, la Germania le rivolse l’invito per una visita ufficiale, ma Pearl preferì recarsi in Danimarca, dove l’attacco tedesco era ritenuto imminente.

Nei giorni successivi i giornalisti diedero un forte risalto alla determinazione con cui una delle donne più famose d’America aveva rifiutato ogni tipo di contatto con il nazismo.

Dopo la vittoria comunista e la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la figura di Buck fu ripudiata dagli intellettuali cinesi, nonostante negli anni Trenta molti avessero lodato la prospettiva filo-cinese delle sue opere, che offrivano descrizioni, inedite nel mondo anglosassone, delle prevaricazioni e degli abusi commessi dagli occidentali.

L’individualismo dei suoi eroi e la descrizione della proprietà privata divennero però incompatibili con i valori comunisti, così la Buck fu considerata una nemica della rivoluzione e fino alla morte le fu impedito di tornare in Cina.

Pearl continuò a scrivere e si dedicò alla salvaguardia dei diritti umani, dando vita a una fondazione per l’assistenza ai bambini asiatici, oltre a lavorare a opere teatrali, sceneggiature e libri per l’infanzia.

La grande scrittrice morì a Danby il 6 marzo 1973.

Paola Montonati

Per info scrivere a: redazione@personalreporternews.it

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